giovedì 3 dicembre 2009

Come spruzzi dispettosi di piscio divino





Seduto sul muretto, riflettevo rimirando stelle cadenti che sputano illusioni. Nubi frastagliate e minacciose, scosse dal vento gelido. Ogni tanto una sgrullata di pioggia, come spruzzi dispettosi di piscio divino. E pensavo a quell'uomo senza culo, occhi di calcestruzzo e cervello di marzapane, da cui dipende il mio futuro. L'evenienza di una pensione. E mi chiedevo se ci fosse una logica finale.
A pochi passi, attorno a un chiosco, un campo rom improvvisato. Lavoratori dell'est trincano birra e ridono, in libera uscita. Sbluffate di kebab, aglio, cipolla, latrina a cielo aperto e zolfate sigarette L&M (lemè-lemèee-lemèee, comprate lemèeeee! Bèlo giovine ti servono lemèeeee?). Un biondino addobbato a goffo tronista di amicidimariadefilippi, mi si avvicina ciondolante, ha l'aria guascona. Di un imbecille sicuro di sé. Chiede una sigaretta, gliela do. Un altro offre un po' della sua Lager in barattolo da discount. Poi tira fuori un coltello, mi intima di allontanarmi dalla loro zona. Così ho intuito. E in certi casi, occorre dar credito alle intuizioni.

Il treno arriva. Nello scompartimento due fanciulle, con la borsa da lavoro. Parrucchiere, estetiste, commesse...chissà. La più ciarliera è vestita di un'espressione smunta e afflitta. Capelli castani e occhi cerulei a completamento di un quadro decadente. Di un'insipida trasparenza, simile a una lumaca di terra con disturbi mentali.
L'amica se ne sta ad ascoltarla silente. Interveniva ogni tanto, scuoteva la testa. Mi incuriosisce. Forse anch'io la incuriosisco. Lanciava intensi sguardi furtivi. Causa occhiali da sole indossati con disinvoltura alle 21,52, forse mi crede uno svitato. O un terrorista rossonero. Poi me li son tolti. Rimaneva davvero bella, di una bellezza semplice. Attenuava l'insofferenza verso la luce dello scompartimento, che seguitava a violentare pupille brucianti. I capelli arruffati le scendevano selvaggi, posandosi sulle spalle. Solo una donna dal gran carattere può portare quei capelli. 
E io continuavo a guardarla con discrezione innamorata. Pelle ambrata e irregolare, con tante specie di lentiggini sottopelle. Labbra imbronciate e solcate, di quelle da baciare al chiarore di stelle amoreggianti e puttane, sotto occhi scuri di una timidezza tormentata. Gesticolava suadente, assecondando i discorsi della lumaca petulante.
Avrei dovuto chiederle qualcosa, mi avrebbe risposto. Saremmo usciti qualche volta. Avremmo scopato, si sarebbe scoperta innamorata della mia nerchia generosa, mi avrebbe incoronato il più grande leccatore di fica del globo. Poi vissuto tristemente assieme. Avrebbe provato a farmi smettere di bere. L'atroce immagine di un pulpito imbiancato e schizzi di riso, e due figli urlanti tutti pasticciati di marmellata alle mele cotogne.

Scrivevo una mail squilibrata sul portatile da sette pollici, e pensavo a simili sviluppi orrendi.
S'è alzata, un metro e sessanta di magia pura, attraente in modo inconsapevole. Con un movimento sinuoso s'è inerpicata sulle punte, donandomi le chiappe spavalde. Ha afferrato la borsa dal bagagliaio, lanciando un ghignetto di fatica. Poi se n'è andata, svanendo in una triste stazione di periferia, lasciandomi un ultimo sguardo, malizioso assai.
Che importa in fondo. Dove la portavo una che non mi arriva nemmeno allo sterno? Avremmo litigato per futili motivi, scoperto incompatibilità di carattere e cercato furtivi amanti rinfacciandoci caratteri incompatibili. Avrebbe chiesto divorzio e alimenti per i frugoli disadattati, accusandomi di essere un buono a nulla. Avrei consentito al maschio di farsi le canne fino all'università. La femmina sarebbe scappata con un musicista tossico. 

L'orrore.
Meglio lasciare tutto intonso.
Non ha senso conoscere gente, illudersi di amare. L'amore è un danno. E' tutto un grande imbroglio. I veri dritti sono intimamente codardi. E poi lei era davvero troppo bassa, forse non lo sapeva nemmeno succhiare con passione. E poi, che discorsi, a casa mi aspetta lei.
Arrivo stremato. Lei indossa una maglia col numero 33, che le coprono le mutandine rosa confetto. E mi guarda di traverso. Gli occhi malvagi sbucano appena, sotto riccioli dorati e bizzosi.
“E dove sei stato fino ad ora? Perché non rispondi mai al telefono?”.
“Un incontro di lavoro.”.
“Lavoro? Hahahahaha...”. Una risata stridula e spaventosa.
“Si, poi ho incontrato una donna tutta tana, l'ho sposata, abbiamo avuto due gemelli, e ci siamo lasciati per insuperabili divergenze di carattere.”.
“Ti sei ubriacato anche stasera, eh? Ed io che aspetto come una stupida!”.
Mi sono fatto una doccia. Abbiamo cenato. Una bella cena sofisticata, misto mare, bagnata da un rosso a buon mercato. Poi s'è lasciata sfilare gli slip, e ne abbiamo fatta una trasgressiva sul tavolo della cucina. I viaggi in treno, servono a quello del resto.

6 commenti:

  1. Il tavolo di cucina è foriero di unità e passione, a cinquant'anni, e dopo 19 passati con lei, è stato fantastico lo scorso venerdì.
    A tavola non s'invecchia.

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  2. Ciao Eke, che sorpresa trovarti qua.
    Che figura... ahahahahahah!!!

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  3. @Il giardino di Enzo,
    Salve. Diciannove anni, è un traguardo inimmaginabile. Otto mesi, con freqentazioni sporadiche di due giorni a settimana, annesse 17 liti senza senso, mi bastano. L'amore è mutevole, e diverso nei vari casi. Spesso non esiste nemmeno.

    @Ekeka.k,
    Ridacchiante e non favellante pure tu? ancora in sciopero?

    Saluti ad entrambi, fate come non ci fossi. La mia latrina è free. Senza nemmeno consumazione obbligatoria.

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  4. Nick Belane
    si favella, si favella. :)
    sei sempre gentile e pensare che una birra te l'offrirei più che volentieri. peccato per i chilometri che ci separano.

    Il giardino di enzo
    ma che figura??? son cose di cui è bene vantarsi! quando sento parlar d'amore, è più forte di me, sorrido. l'amore fa bene. anche indirettamente.

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  5. Ekeka.z,
    si, ma tu sei del ricco nord-est. Io non ci arrivo fin lassù. Oramai mi bloccano alla dogana i cani antimeridionale barbuto.
    Ma....sincera-sincera. Se abitavi nel mio condominio, ti trasferivi in Birmania, per sfuggire? Scherzo, ce lo so che mi riempiresti di birra come un otre. Anche a me farebbe piacere.

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Dedicato a chi non lo leggerà mai.