mercoledì 7 ottobre 2009

Della svogliata concessione di un prepuzio annoiato







Ho passato il sabato mattina a riflettere. Steso sul letto, completamente nudo. Fissavo il soffitto. E poi la finestra, e l'acqua stagnante. Nell'assolata solitudine di un autunno atroce, dove i ciclamini crescono sghembi tra pietre logorate dagli anni.
M'ha chiamato Filippo. Filippo è il mio procacciatore di fica, nonché problematico trentacinquenne col vizio delle pasticche sintetiche. Altezza media, viso angolare e spigoloso, rossiccio di capelli, espressione spiritata, movenze frenetiche e snodate, come perennemente caricato a molle da qualche satanello dispettoso travestito da acido allucinogeno. Tempo fa, dopo una festa, si spogliò tutto nudo e si mise a cantare sul bancone: “Tu sei sempre mia, anche quando dormi tu sarai l'unica donna per me...”. Poi cominciò a masturbarsi bestemmiando, e lo riconducemmo in casa. Non mi è mai stato chiaro il perché vada così forte con le donne. Tra le gambe non ha nemmeno quel grande spirito sensibile, che tanto attrae gli animi femminili. E tra l'altro, è spesso al verde.
Con la voce tutta concitata, mi confida che ha per le mani due tipe molto interessanti con cui passare la nottata. Ho provato a declinare, millantando impegni superiori. Il sesso ultimamente non mi attrae molto. Mi andava soltanto di rimanere nudo coi miei perché, da accarezzare con pettini immaginari e spegnere grazie a una cassa di Beck's. Due fantasmi orrendi m'hanno aggredito, in mezzo a quelle pareti. Portavano delle zazzere giallo ocra, i peli neri lunghi e ispidi sulle braccia e mi morsicavano la giugulare con gengive sguscianti. Ho deciso di scappare vigliaccamente, accettando l'invito di Filippo.
Come tutti i dritti, prima di una serata terrificante, mi sono ubriacato a buon mercato, da “Donato baffone”. 1 euro e 20, una peroni. Me ne sono sparate sei assieme a un muratore depresso, ed ero quasi al pari degli altri, laffuori. Ho impiegato un ora e un quarto per raggiungere il locale, vagando tra stradine sconnesse, rese scivolose dalla pioggia battente. Dal di fuori appariva una chiesa sconsacrata, un luogo di dannazione. Uno di quelli dove si praticano riti orgiastici in maschera. Sono entrato. S'è rivelato un localino quieto, discreto, sonnolento. Una clientela elegante e giovanile. Nessuna maschera. Un gruppetto di sofisticati uomini di mezza età suonava del gradevole jazz. Un po' mi piace il jazz, in alcuni momenti. E' il triste destino dei tempi che passano e degli uomini che invecchiano. Si passa dai
Soundgarden al rock d'élite, al jazz o alla classica. Idee rivoluzionarie più a sinistra del partito comunista cinese, scivolano lentamente nella vile moderazione. Dal sesso spiccio, ruspante e godereccio, si arriva a folli pensieri d'amor struggente e gelide pianificazioni di futuri e vecchiaie. Sarà per questo che io non invecchierò mai. Rimarrò sempre uno stronzo sognatore, con la testa in nuvole di luppolo. L'unico progetto che ho è non raggiungere le 14 birre. A quella soglia mi colgono improvvisi pensieri di morte e ipotesi di sinuosi voli d'angelo dal quarto piano. Il segreto è fermarsi alla tredicesima, o continuare. Perché dalla quindicesima in poi me ne dimentico.
Ho tirato giù un cocktail via l'altro. Gaglioffi ed infingardi, come tutte le cose dolci. E mi sono scordato del conteggio.
Le due ragazze non erano neanche malaccio, date le circostanze. Filippo s'è fiondato sulla eroinomane. Me l'aveva presentata a un concerto (aggratise) dei Cure. Dopo essersi scolata mezza bottiglia di vodka, voleva togliersi le mutande e scopare tutta la popolazione maschile in piazza S.Giovanni Laterano. Una tipa simpatica e brillante, insomma. Coi capelli rossicci legati in due trecce, come pocahontas, fisichetto nervoso e snello, stretto in un vezzoso vestitino beige, trucco pesante attorno agli occhi vispi e un bello sguardo vizioso. 

A me è rimasta l'altra, e non è stato nemmeno un male. Un bel donnino dai capelli biondo platino, mossi e selvaggi sulle spalle, con le gote rosse e i tratti del viso gradevoli, di chi è curiosa della vita. Pareva accaldata. I suoi occhi erano chiari a metà tra lo spento ed il sognante. Le ho guardato le labbra, con discrezione distaccata. Delle belle labbra carnose che ti aggrediscono, contorcendo parole. Pure lei era pitturata di nero spaventoso attorno agli occhi. Un look difficilmente inquadrabile, metà dark, metà ragazza alternativa e di sinistra con una spruzzata glamour. Attorno al collo un foulard sottile-sottile color celestino tenue, con tante venature abbaglianti. Appena sotto, dalla scollatura sbucava uno spacco di tette imperiose. Simile alla fata turchina, con parecchia voglia di cazzo. 
Per qualche secondo ho immaginato le sue magie in un letto. Poi ho ripreso a bere. Grazia, così si chiamava (“Grazia-Graziella-e grazie 'o cazz!”, diceva un mio amico intellettuale, quando voleva fare il simpatico) parlava bene, diceva cose intelligenti. Non le capivo, ma erano interessanti senz'altro. In certe circostanze, non è importante il contenuto, ma come le parole vengono fuori. Il movimento delle labbra, le rughe involontarie del viso che rivelano sorrisi gioiosi o di sofferenza, il modo in cui tira una boccata alla sigaretta.
Ci ho lasciato 60 euro con classe incurante, e ancora non sapevo se avessi superato la fatidica soglia del 13. Non me ne sono curato. La bionda, in piedi, faceva la sua bella figura. Un bel didietro pieno e tornito, che scoppiava gaudente nei pantaloni chiari. Filippo s'è avvicinato, luminoso e parecchio impasticcato.
“Senti, se vuoi, andiamo a casa mia, facciamo qualcosa insieme tutti e quattro...”, ammiccando un po'.
“No, stasera non è proprio serata.”.
C'è rimasto un po' male. Ha improvvisato un impegno, e se n'è andato con la sua bella pocahontas strafatta.
Di fuori, la pioggia aveva rallentato. Siamo rimasti nel parcheggio deserto, circondati da alberi di pino, che sgrullavano goccioline inquiete.
“Con tutto quello che hai bevuto, se ti fermano, la patente non te la ritirano, te la bruciano...”.
(Uhuh! m'è toccata una crocerossina).
“Figurati, sei premurosa. Risulta sbronzo anche chi ha mangiato un cioccolatino al rum. Stando alle loro soglie dovrei essere morto.”.
Mi scrutava incuriosita. Forse aveva studiato psicologia dalle orsoline baffute ed operose.
“Non mi hai ancora detto che lavoro fai.”.
“Niente. Mi guardo attorno.”.
“Ti invidio allora...”.
“Che vuoi che sia, attendo di vendere la casa, poi bevo fino a crepare. Quello che resta lo lascio al gatto.”.
“Ma vivi solo?”.
“Certo. Ma una ragazza ce l'ho. Devo solo dirglielo, un giorno o l'altro. Sono un insicuro.”.
Era sinceramente divertita. Ridono tutte. Non mi so spiegare il motivo. Scambiano la tragedia con l'ironia. Sono strane le donne.
Poi ha continuato a monologare. Parole importanti, di cui ricordo solo frammenti spigolosi. Ho cercato di darmi un contegno. Mi sono acceso una sigaretta. Tremolava tutto, intorno alla macchina. Bisognava fare qualcosa. Le ho baciato le labbra. Con un movimento di gran classe le ho cinto la schiena. Le sue labbra erano fredde, e la lingua una saetta gelata che lentamente andava rianimandosi, fino a trasformarsi in frenesia lasciva. Non mi piacciono le lingue solcate da ferri e ferraglie, ma in certi casi non si ha il tempo di pensarci. Le mani cercavano le sue chiappe sode. Con un movimento deciso ed aggraziato, mi ha preceduto. Lo ha tirato fuori dai pantaloni ed ha cominciato a lavorare con cura il povero prepuzio stanco. Un rituale puntiglioso. Ha preso a baciarlo lentamente, come a fare conoscenza. Ho pensato che fosse una ragazza molto dolce, con tanto bisogno d'amore, mentre lo sentivo ingrossarsi e scoppiare nella sua bocca, d'improvviso. Menava lentamente con la destra, con la sinistra accarezzava il contorno. Le unghie laccate di nero graffiavano con dolcezza. Ogni tanto dei bacetti delicati a solleticare la punta. Quella masturbazione baciata, mi mandava ai matti. Avrei fatto in tempo leggere la divina commedia in esperanto, prima di venire. Ero sbronzo e lei non lo capiva. Ma ho lasciato fare.
Continuavo a chiedermi quando avrebbe cominciato, l'attesa mi smarriva. Le labbra, assecondando l'andamento delle mani, mi eccitavano. Poi s'è fatta più decisa, le sue dita ora serravano con forza una nerchia impazzita. E le vene pulsavano sempre più gonfie. Poggiava le labbra umide alla cappella, l'avvolgeva sinuosamente con la lingua, senza più freni. Gesù che lingua. Avvertivo il suo fiato, l'eccitazione che montava, parallela alla mia. Me ne sono venuto, osservando la luna che s'affacciava timida, tra nuvole spaventose. Ha raccolto tutto in un fazzoletto e s'è ripulita di qualche riottoso residuo.
Si è acquattata sopra e abbiamo continuato a fumare e guardare quella luna nascosta. Poi ho avviato il motore, e mi sono fermato al primo distributore di preservativi.

10 commenti:

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    SONNET XXXIX FOR KATIE

    I went downtown, saw Katie in the nude
    on Common Avenue, detracted soltitude
    as it were, like a dream-state rosely hued,
    like no one else could see her; DAMN! I phewed;

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    Adiós, mis vacas! Que pasa en esta temporada de tristeza?
    La soledad se cultiva en las ciudades;
    viva la muerte.
    Uno no debe imaginar que el hombre es bueno.
    El paisaje se despierta en un fiel espejo, pregunte.

    La noche ha porches de la siesta en ruinas con pistacho.
    Débiles enemigos se disipa amigos sin
    valor. La calle es corta.
    Hay falta de coherencia, la esperanza y la fe.
    Todas las puertas evitadas saludan: No pasarán.

    My tentatively spanish poetry blog;

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    Portuguese:

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    :o)

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    The Prize 2009... Peter Carey? :o)

    Feel free to announce your blog on mine.

    - Peter Ingestad, Sweden

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  2. sto preparando le vesti nere da indossare per l'autodistruzione del presente blog, che da quello che ho letto, avverrà fra quindici giorni.
    te l'ho già detto più volte. un vero peccato, sai scrivere, cosa che capita di rado.
    ne sei proprio sicuro? se puoi avvisami così mi copio ed incollo il tutto.
    buondì

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  3. @Kraxpelax
    hem...Okay, enter your blog whit pleasure. But my english is obscenely low. Fucking like a mullet dying.
    (the pen is on the table).
    Bye.

    @Ekeka.z,
    In realtà sono parecchio deluso. In sei mesi, nessuna leggiadra pulzella mi ha spedito le sue mutande. L'italia è proprio un paese di gente stupida. Sfiati di culo arricciati.
    Lo so che mi stimi. Invece di pubblicare qui, te li invio via mail, con piacere. Non richiedo contributi, ma solo opere di bene. Ciao.

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  4. bel lavoro il " procacciatore di fica "....eh eh eh

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  5. Prendimi l'anima
    Certo. Un pò come Tarantini, lo fa per mettersi in luce, senza che io chieda niente. Però lui lavora in un supermercato. E non mi procura raffinate battone con le labbra di gomma, ma svitate alcolizzate o tossiche disagiate. Per lo più. Ciao.
    (tu me le mandi le mutande? attendo, eh).

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  6. grazie.
    un pensiero gentile il tuo.
    in cosa consisterebbero le opere di bene?
    buondì :)

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  7. Eh.
    Possono essere tante cose. Del sesso ruspante, qualche confezione di birra, o tabacco golden virginia. Il necessario per la sussistenza, insomma. Tu puoi comprendermi.
    Qui invece, fino ad ora mi hanno offerto solo sesso telefonico. Ma a fare uh-ah-uh-hi, con una svitata ansante dall'altra parte, lo trovo angoscioso.
    Poi un'altra offerta caritatevole, di sesso spiccio a tre. Lui diceva di non essere omosessuale, ma penso portasse le calze a rete.
    Ciao.

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  8. ah.
    bene, ora mi ci vuole un recapito che per mail penso di trovare delle difficoltà.
    di là invece le offerte piovono?
    ciao.

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  9. Qualcuna ride, altre mi lanciano noccioline americane. Nessuna fila di figa strepitante.(oh! me infelice)
    Per aumentare lo share, proverò a scrivere vulva invece di fica. Oppure partorire dei delicati sonetti sull'amor struggente.

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  10. per fortuna che c'è il fuori.
    più tangibile ed efficace a quanto sembra.
    i sonetti sull'amor struggente no. ti supplico di no.
    che di orgasmi all'unisono e corpi che si fondo la rete ne è già piena.

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Dedicato a chi non lo leggerà mai.